venerdì 27 luglio 2007

Sonic Youth.


Per chi capisce la musica, la musica è matematica. Per chi non capisce la musica, la musica è religione. Quando il Gruppo sale sul palco, le candele sono già accese e le fronti imperlate. I fedeli aggrottano le sopracciglia, in uno sforzo di udire l’inudibile: sfumature, accenni, occhiate, sospiri. Misurano le note adorando i watt e soffiano nella sera nuvole tiepide di piacere. Ogni canzone è una preghiera, ogni attacco una lode, ogni assolo un inno. I sacerdoti officiano il nuovo rito con fare disinvolto, tesi a non dare a vedere quanto percepiscono dagli sguardi perduti nelle teste ondeggianti. Sanno bene che le proprie solitudini non possono appiccicarsi a quelle degli spettatori, che vengono per essere guariti e non devono guarire. Almeno, non devono guarire chi è ammalato di quell’unica malattia che non può mai passare: l’adolescenza. Chi la cerca tutta la vita, sa già che non l’avrà. Chi cerca di sbarazzarsene, se la ritrova sotto il letto, nelle fessure dei termosifoni e sulle coccinelle attaccate agli asciugamani stesi. Ma il bassista queste cose, le sa. E sa che tutti lo vedono, mentre legge nelle menti di chi ascolta, e sa che non può fare a meno di farlo. Ogni ritornello è un’illuminazione, ogni verso un alleluia, ogni silenzio un’invocazione. Dopo i primi pezzi, un dolce calore mi avvolge le spalle, come un piacevole stordimento; allungo le braccia e faccio scrocchiare le ossa del collo. Mi sento creativo e profondo, diverso e popolare, radioso e protetto, ondeggio come un insegna gonfiabile in una stazione di servizio.

lunedì 23 luglio 2007

omunicazione i ervizio


ome otete otare,
al 3 uglio l ervello i ondo apellone . n acanza.

' tato esignato . arlarVi l uo ancreas al omitato i edazione.

cco er oi na ella .jpg on ui assare l empo n ttesa el uturo.

h! 'è nche o ciopero elle rime ettere elle arole n uesti iorni!

lunedì 2 luglio 2007

A nightmare of you of a death in the pool


Paddy schiocca le dita e regala una faccetta buffa, strizzando l’occhio con fare ammiccante.
All’altra estremità del bancone ricoperto da azulejos verde-rosa, Paulo Alves sta tracannando la sua ginginha, fingendo, come spesso il venerdì sera, di essere sordo e cieco ai richiami della strada, che va riempiendosi di colori e strategie d’approccio e ballo. Il biliardo del retro negozio riempie l’atmosfera di colpi secchi e imprecazioni sussurrate, in un balletto concordato, dove lo Stravijnsky di turno si conquista l’amore dell’uditorio con movenze da pavone. Stasera è il turno di Ricardo Pasteis, con la sua camicia caciarona e il suo muso da topo di campagna in vacanza nella metropoli.
Inarca la schiena e sferra il colpo, mentre attorno i mugugni dei perdenti rimbalzano sulle pareti sporche pitturate di fresco e si perdono nelle note strascicate di un Fado em mìm.
Sfortunato in amore… – chiosa il Pasteis, stirandosi le basette come un gagà.
E’ che sei troppo superiore… – lo fomenta Alex Tupaskiy, col suo accento tzigano
Morire se una volta mi salta un giro di Bock… – rincara Jimmy Pelourinho, aggrappato con lo sguardo al poster di Rui Costa, quasi per non cadere dallo sgabello mal posizionato, mentre conta le monete che lo separano dall’ultima bevuta.
Entra trafelato Tavares Corcovado, con l’ombra in faccia di chi ha visto un morto resuscitare nel proprio salotto, proprio dietro l’abat-jour.
- Se non m’arrestano stasera, divento vegano! – esclama, ammorbando l’aria di agitazione repressa, un sentimento che in quei locali non si avvertiva dal ’68.
- Che hai fatto, puzzone? – lo incoraggia uno
- Su, lascia giocare! – incalza l’altro
- Nervoso come sempre! – lo consola il terzo
- Stavo come al solito impegnato a disegnare stencil sui muri del bairro alto, quando, in uno slancio d’autore, ho colorato la faccia disegnata di una vecchia affacciata alla finestra del lato scala interno A. Non era una faccia disegnata come pensavo, ma un volto umano, attaccato a un collo umano di vecchia gallina… - ammette lo sconsolato
- E ti son stati addosso i gendarmi?
- Macchè, i familiari di Dona Rumenta, la vecchia di cui sopra, mi hann’inseguito coi matterelli, ho fatto il giro a piedi, fino all’Alcobaça…peste mi colga…
Paddy si guarda le unghie, e, sospirando, colora l’aria di sbuffi di antico Jameson.

(1- continua)