giovedì 31 maggio 2007
Bruci la città...
…ma su tutte le pentole sporche, sulle cartelle esattoriali, su tutti i tiri da tre sbagliati di un soffio, su tutte le lamiere infuocate nei parcheggi, su tutte le parole rimaste nello stomaco, su tutti i fari abbaglianti nella nebbia tiepida, su tutte le ginocchia sbucciate, su tutti i dischi rigati, sulle parole incrociate, sui bicipiti femorali sinistri strappati, sulle casacche da allenamento, sulla glassa delle meringhe, sui conigli nelle campagne, su tutte le scritte incise coi compassi sui banchi delle scuole, su tutte le canzoni intonate senza ritmo, su tutte le unghie masticate, su tutte le voci dei vocabolari, su tutti i baci al chewingum di fragola, su tutti gli accordi in la minore, sui verbi irregolari, sulle protesi al titanio, sul burro-cacao, su tutte le scarpe a mollo nei cessi, sui biglietti dei treni non obliterati, sulle memorie di 183, su tutti i fumetti con le pagine mancanti, sulle luci fulminate, sulle battaglie navali, sui carrelli dei supermercati, su tutti gli asciugamani usati per rimediare agli allagamenti, su tutti i format C:, su tutte le curve paraboliche, sui cappotti sdruciti, su tutte le ragazze passate di moda, su tutte le tovaglie di carta disegnate a biro, sui bicchieri di sherry svuotati di colpo, su tutti i termometri a 38e2, su tutti i dischi dei Firewater, sugli omicidi premeditati, sui lamponi e sugli aminoacidi, su tutte le schede bianche e le schede nulle, rimanga il Tuo sorriso.
mercoledì 30 maggio 2007
Theresa, give me that knife.

Il primo colpo sul naso lo senti per il rumore. Il secondo sulla testa è una tua reazione. La sequenza di faccia-a-faccia, guanto-a-guanto e collo-spalla la intuisci dal contatto del sudore e dalle palpebre intontite. E’ allora che guardi la prima volta fuori dal quadrato. E lei non ti guarda, ma si distrae con le amiche. Ti ributti nella mischia, ma è quasi una casualità. Tieni il tempo nella tua mente per non dare vantaggi e tieni in bocca la saliva; il saltello che opponi è quasi inoffensivo e suona come un gong. Alzi le mani, è quasi un gesto automatico. Anni di educazione al rispetto della Tua compagna. E’ in quel preciso istante che lei sferra la coltellata ed il tuo rosso cola sul flacone dello Svelto al Pompelmo e sui suoi guanti antisdrucciolo.
lunedì 28 maggio 2007
bionda senza averne l'aria
Quando Ed Mc Farlay veniva per le vacanze in Italia, non mancava mai di visitare almeno una decina di volte il suo locale preferito sul suolo tricolore: l’Autogrill.
Egli era schiavo di questa sua passione: amava perdersi tra gli scaffali iridescenti che offrivano consolazione al suo stanco viaggiare, di fronte a gentili commesse che gli sorridevano senza chiedere nulla in contropartita. Attraversava paesaggi monotoni per entrare nei magici tornelli che, a suo dire, dischiudevano il migliore dei mondi possibili: un mondo non ancora privo di personalità, come i grandi centri commerciali, che su ogni strada ed in ogni direzione poteva dargli quella sensazione di sicurezza e accoglienza che, ogni volta, ritrovava con calore.
Dopo aver fatto scorta di giornali, senza dimenticare di acquistare due o tre prodotti tipici, nell’angolo ad essi riservato, si lanciava in una di quelle offerte irrinunciabili, che tappezzavano il locale: un menù composito gli avrebbe garantito una giornata piena di conscio buonumore.
Davanti alla vetrina dei dolciumi, da qualche tempo, avevano fatto la loro comparsa gli animaletti di peluche a molla, che scattavano in buffi ghirigori non appena si premeva loro il ventre, o si tirava una coda, o la schiena. Non resisteva mai alla tentazione di sfrucugliarne un paio, creando ilarità nel pubblico circostante, o strappando un sorriso condiscendente sul volto della ragazza dietro al bancone.
Fu una di queste circostanze che lo mise in contatto cosmico con una giovane galassia di lentiggini, che stava sciacquando nervosamente alcune tazzine, soffiando con forza per sollevare la visiera del proprio berrettino d’ordinanza, o, forse per rimaneggiare i due chiari ciuffi penzolanti, che facevano da tergicristallo sulla fronte. La forza con cui l’ex adolescente si impegnava in un rituale tanto usuale, quanto inutile, gli fece salire una tenerezza inconsueta, e gli venne l’impulso di correre in aiuto della giovane, alzando il copricapo e sistemandole con cura i capelli. Sicuramente, lei avrebbe apprezzato, cogliendo in pieno quella sintonia di pensiero e quella prontezza d’azione che, da sempre, facevano di Ed un ragazzo prezioso ed amato. Principalmente da sé stesso.
Voltò lo sguardo attorno, per cercare la complicità di altri avventori, ma nessuno stazionava nell’Alemagna. Si impose di guardare fuori dal finestrone, verso il parcheggio, per analizzare la teoria di lamiere addormentate: solo un paio di tir scuri stavano abbandonati, come fossero stati una vita in una piazzola e mai a correre lungo le corsie.
Ruotando lo sguardo, incocciò le palpebre nervose della barista. E fu allora che prese la decisione:
In quell’attimo i due Hare Krishna, che erano entrati senza un brusio, gli fecero cadere addosso la colonna di lattine al tè verde, ed il rimbombo s’intuì fino al Casello successivo.
Egli era schiavo di questa sua passione: amava perdersi tra gli scaffali iridescenti che offrivano consolazione al suo stanco viaggiare, di fronte a gentili commesse che gli sorridevano senza chiedere nulla in contropartita. Attraversava paesaggi monotoni per entrare nei magici tornelli che, a suo dire, dischiudevano il migliore dei mondi possibili: un mondo non ancora privo di personalità, come i grandi centri commerciali, che su ogni strada ed in ogni direzione poteva dargli quella sensazione di sicurezza e accoglienza che, ogni volta, ritrovava con calore.
Dopo aver fatto scorta di giornali, senza dimenticare di acquistare due o tre prodotti tipici, nell’angolo ad essi riservato, si lanciava in una di quelle offerte irrinunciabili, che tappezzavano il locale: un menù composito gli avrebbe garantito una giornata piena di conscio buonumore.
Davanti alla vetrina dei dolciumi, da qualche tempo, avevano fatto la loro comparsa gli animaletti di peluche a molla, che scattavano in buffi ghirigori non appena si premeva loro il ventre, o si tirava una coda, o la schiena. Non resisteva mai alla tentazione di sfrucugliarne un paio, creando ilarità nel pubblico circostante, o strappando un sorriso condiscendente sul volto della ragazza dietro al bancone.
Fu una di queste circostanze che lo mise in contatto cosmico con una giovane galassia di lentiggini, che stava sciacquando nervosamente alcune tazzine, soffiando con forza per sollevare la visiera del proprio berrettino d’ordinanza, o, forse per rimaneggiare i due chiari ciuffi penzolanti, che facevano da tergicristallo sulla fronte. La forza con cui l’ex adolescente si impegnava in un rituale tanto usuale, quanto inutile, gli fece salire una tenerezza inconsueta, e gli venne l’impulso di correre in aiuto della giovane, alzando il copricapo e sistemandole con cura i capelli. Sicuramente, lei avrebbe apprezzato, cogliendo in pieno quella sintonia di pensiero e quella prontezza d’azione che, da sempre, facevano di Ed un ragazzo prezioso ed amato. Principalmente da sé stesso.
Voltò lo sguardo attorno, per cercare la complicità di altri avventori, ma nessuno stazionava nell’Alemagna. Si impose di guardare fuori dal finestrone, verso il parcheggio, per analizzare la teoria di lamiere addormentate: solo un paio di tir scuri stavano abbandonati, come fossero stati una vita in una piazzola e mai a correre lungo le corsie.
Ruotando lo sguardo, incocciò le palpebre nervose della barista. E fu allora che prese la decisione:
In quell’attimo i due Hare Krishna, che erano entrati senza un brusio, gli fecero cadere addosso la colonna di lattine al tè verde, ed il rimbombo s’intuì fino al Casello successivo.
domenica 27 maggio 2007
Any given Sunday

In occasione della fine del campionato di calcio di serie A, condivido un brillante, nonchè commovente scritto reperito on the web, che, peraltro è di qualche anno fa, dedicandolo a chi, almeno una volta nella vita, è stato contagiato dal virus del fussball.
Fa parte delle abitudini innate, specie per gli appassionati del calcio: verso le 18, accendere la tv, ascoltare una sigla molto familiare e vedere i gol della giornata di campionato; �Novantesimo minuto�, insomma, insieme con �La Domenica Sportiva�la trasmissione di sport pi� celebre della Rai ma anche in assoluto.
Oggi la sua realizzazione, sia pure complessa, � pi� semplice di un tempo; ogni campo ha a disposizione il pullman esterno con montaggio e le immagini della partita trasmesse dalla pay-tv. Una volta, tutto era tremendamente pi� complicato, forse anche pi� romantico.
�Novantesimo� nasce nel 1970, con il nuovo campionato; i suoi ideatori, Maurizio Barendson e Paolo Valenti, sono capiredattori dello sport al Telegiornale. Barendson � il volto della �pagina sportiva� nei tg principali, l�uomo dei collegamenti pre-partita, dei risultati e dei commenti; Valenti � arrivato alla televisione dopo l�accorpamento delle redazioni dei radiocronisti in quella unica del Giornale Radio.
Fino a quel momento, lo sport in televisione la domenica era il secondo tempo registrato di una partita di calcio trasmesso alle 19 con telecronaca di Carosio o Martellini, il �Telegiornale sport� alle 19.45, e poi �La domenica sportiva� che presentava per prima i servizi con le immagini delle partite.
La radio, con �Tutto il calcio minuto per minuto� poteva trasmettere in diretta solo i secondi tempi, perch� la Lega calcio aveva paura che la simultanea potesse togliere pubblico agli stadi.
Un�idea come quella di �Novantesimo minuto� era quindi nel suo genere rivoluzionaria: andare in onda appena possibile secondo gli accordi con la Lega Calcio, non solo con risultati e classifiche di A e B, ma anche, l� dove possibile, con le immagini di qualche partita.
Barendson e Valenti conducevano dallo studio di Roma, si alternavano nel dare le notizie sulle partite o nel lanciare i pochi collegamenti presenti, che poi, piano piano, aumentavano. Alla fine Valenti leggeva � per la prima volta in televisione- i risultati di tutta la serie C. Registi della trasmissione, a domeniche alterne, erano Enzo De Pasquale ed Elena Amicucci.
In questa fase pionieristica far arrivare le immagini in pellicola in tempo utile per la trasmissione era un lavoro difficile. In genere, andava cos�: l�operatore girava il primo tempo, mentre il giornalista addetto segnava i momenti importanti. All�intervallo, un assistente, in auto o il pi� delle volte in moto, correva alla sede Rai pi� vicina con la �pizza� del primo tempo, che finiva subito nelle mani dello sviluppatore, e poi del montatore che assemblava le poche sequenze che sarebbero andate in onda. Nel frattempo si ripeteva la stessa operazione per il secondo tempo, qualche volta con l�ausilio di staffette della Polizia Stradale per liberare il traffico. Stessa trafila, e in genere le immagini erano pronte subito prima o durante la trasmissione.
Preziosissimo, come coordinatore giornalistico in regia, il lavoro del �terzo uomo� Remo Pascucci, che consentiva a Barendson e Valenti di procedere in video modificando se necessario la scaletta in corsa, senza che per questo la trasmissione ne risentisse o i telespettatori si accorgessero di qualcosa.
La formula �storica� di Novantesimo minuto, quella cara a noi tutti, prende corpo nel 1976, con la riforma della Rai; Barendson trasmigra al Tg 2 e Valenti rimane da solo al timone della trasmissione, caporedattore dei programmi sportivi della domenica pomeriggio del Tg 1.
Gradualmente, la pellicola sta cedendo il passo all�elettronico; le attrezzature leggere utilizzate per la videoregistrazione esterna professionale, sono sempre pi� pratiche da usare e consentono la post-produzione in tempo reale. Con la riforma, inoltre, anche le sedi regionali vengono gradualmente messe in condizione di andare in diretta, cosa finora consentita, oltre alla sede centrale di Roma, finora solo ai centri di produzione di Milano, Torino e Napoli.
A �Novantesimo minuto�, che cambia il suo logo iniziale in �90�minuto�, fanno cos� il loro ingresso i corrispondenti esterni: giornalisti delle sedi regionali, ognuno addetto alla squadra della propria citt� o regione, e in qualche caso anche tifoso (molti furono i richiami rivolti ad alcuni di loro).
Sono moltissimi i giornalisti delle sedi regionali che almeno una volta hanno avuto il loro momento di gloria commentando una partita per �Novantesimo�, ma alcuni di loro, clienti abituali, sono arrivati alla notoriet�: su tutti Tonino Carino, cronista di giudiziaria e sport della sede di Ancona con un debole per l�Ascoli del presidente Costantino Rozzi. La �erre� sdrucciolevole e un modo di presentarsi stile �pulcino indifeso� gli spalancarono le porte del successo. Poi Marcello Giannini da Firenze, che talvolta si perdeva nelle immagini (una volta Valenti dovette correggerlo in diretta perch� aveva detto Pesaola al posto di Passarella); Luigi Necco da Napoli, bravissimo improvvisatore, capace con la sua verve e con la sua mimica di reggere il video e tenere testa alla schiera di tifosi che lo attorniavano allo stadio durante il collegamento; Ferruccio Gard da Verona, giornalista-pittore della sede di Venezia prestato al calcio; Piero Pasini, grande cronista sportivo di Bologna che mor� per infarto allo stadio mentre stava seguendo una partita per �Tutto il calcio minuto per minuto�; Giorgio Bubba da Genova, espressione bonaria e vizio di mangiarsi ogni tanto le parole; sempre dalla sede genovese, anche Gianni Vasino (poi passato a Milano ma per seguire le lombarde non milanesi, come l�Atalanta) e Alfredo Liguori, che era anche il cognato di Valenti.
Ancora: da Perugia un giovanissimo Lamberto Sposini, Paolo Meattelli e Giampaolo Smuraglia che ora � il caporedattore della sede; da Cagliari Antonio Capitta e Luigi Coppola; da Torino Cesare Castellotti, Beppe Barletti, Pino Patti e Franco Costa; da Milano Marco Lucchini, in genere quello che meno di tutti si perdeva in commenti e si atteneva ai tempi; da Catanzaro Emanuele Giacoia, cronista molto bravo con una voce bellissima; da Pescara Mario Santarelli; da Trieste Maurizio Calligaris; da Avellino Maurizio Romano; da Catania Puccio Corona; da Ancona Sabatino D�Angelo e Giancarlo Trapanese; da Pisa il notarile Rolando Nutini; da Bari Franco Strippoli, il cui famoso �riporto� distoglieva l�attenzione sul fatto che fosse uno dei pi� bravi e preparati del gruppo; ad occuparsi delle partite di Roma era Giampiero Galeazzi, poi sostituito nel tempo da Fabrizio Maffei, Jacopo Volpi, Claudio Icardi e dalla prima donna inserita in pianta stabile nella trasmissione, Donatella Scarnati. Proprio Galeazzi ebbe la sventura di riferire all�interno di Novantesimo due vicende di cronaca. La prima fu la morte di Vincenzo Paparelli prima di un derby Roma-Lazio durante un collegamento pre-partita: Valenti, che amava raccontare lo sport ma non le sue degenerazioni, aveva appena concluso un intervento nel quale raccomandava ai tifosi di stare tranquilli e di vivere il calcio come uno sport. Dopo il collegamento, visibilmente alterato e sconfortato, sbatt� i fogli e chiuse la breve trasmissione ripassando la linea a �Domenica In�.
L�altro episodio � legato al calcioscommesse del 1980, agli arresti di calciatori e dirigenti effettuati dalla polizia nel dopopartita: fu Galeazzi a riferire, in diretta, della presenza degli agenti, mostrando, sulla pista di atletica dell�Olimpico, la presenza di un taxi che serviva per prelevare l�arbitro, e raccontando quanto stava avvenendo.
Paolo Valenti dominava la trasmissione, sia perch� era una sua creatura, sia perch� univa una grandissima professionalit� (costruita grazie alla radio fin dagli anni Cinquanta) a una simpatia e bonomia innate che trasparivano dal video. Nando Martellini, che di Valenti � stato grande amico oltre che collega, racconta che, una volta spenta la luce rossa della telecamera, con Paolo non si parlava pi� di calcio, ma di qualsiasi cosa, sempre piacevolmente e con competenza.
La padronanza del mestiere consentiva a Valenti spesso di correggere l�errore del collega che aveva appena riferito sulla partita, ripetendo l�informazione in modo corretto, ma dando l�impressione ai telespettatori non di correggere, ma di integrare. Il �richiamo in diretta� lo faceva solo in casi estremi, come quello di Pesaola-Passarella, ma anche quando da Bologna una volta Roberto Scardova, nell�intervallo tra il primo e il secondo tempo, stava per mandare in onda le immagini di un gol, cosa assolutamente vietata dagli accordi con la Lega Calcio.
Dall�autunno del 1976, e cio� dall�avvento di �Domenica In�, Valenti moltiplic� i suoi interventi in video: un breve pre-partita con almeno un paio di collegamenti dai campi, l�aggiornamento di tutti i risultati durante l�intervallo (le variazioni erano comunque titolate in sovrimpressione nel corso di �Domenica In� o �Discoring�), l�intervento con tutti i risultati finali della schedina, e infine �Novantesimo minuto�.
La formula, vincente, rimase invariata, con una serie di avvicendamenti tra gli �inviati dalle sedi� fino a quando la trasmissione rimase di competenza del Tg 1; pi� avanti, fu introdotta l�abitudine di accompagnare il �rullo di coda� della trasmissione con tutti i gol della giornata.
Paolo Valenti condusse �Novantesimo minuto� fino a quando le forze glielo consentirono, anche malato, quando i medici, dopo un�operazione e una lunga degenza (durante la quale lo aveva sostituito Galeazzi), gli avevano dato solo un anno di vita. La sua ultima trasmissione, nel 1990, fu straziante per chi la ricorda: Valenti aveva capito che sarebbe stata l�ultima, il suo volto, la sua voce non erano pi� quelli consueti, ma tenne duro fino alla fine. Poi decise, d�accordo con il capo dello sport del Tg 1 Tito Stagno e con il direttore Bruno Vespa, di passare la conduzione a chi riteneva il pi� adatto a mantenere lo spirito di �Novantesimo�, il giovane Fabrizio Maffei, apprezzato nella redazione sportiva per le sue capacit� di coordinatore dietro le quinte. Maffei in pi� occasioni ha detto di ricordare Valenti come uno dei suoi maestri e dei suoi riferimenti.
Nel primo �Novantesimo� dopo la morte di Valenti (che i colleghi decisero quel giorno ancora dovesse essere firmato da lui, come fosse vivo), fu commovente il ricordo di Martellini, che apr� la trasmissione, e sciogliendo una sorta di �impegno� di Paolo con i telespettatori, disse che Valenti era tifoso della Fiorentina. La sua imparzialit� non aveva mai fatto capire se facesse il tifo per qualche squadra, nonostante un vago accento che tradiva le origini toscane anche se era nato a Roma.
Con il passaggio della trasmissione dal Tg 1 alla Tgs (ora Raisport), Maffei dovette lasciare nel �91 la conduzione a Galeazzi; la riprese nel �99, dopo essere stato per qualche tempo direttore di Raisport; l�anno scorso, la modifica della formula con il ritorno della moviola � che gi� negli anni passati aveva fatto capolino con Pizzul- affidata questa volta a Carlo Longhi, e la presenza di Giorgio Tosatti come commentatore. Quest�anno, la conduzione � passata a Paola Ferrari.
Giusto citare anche i curatori della trasmissione dopo Valenti: oltre allo stesso Maffei, si sono succedute dietro le quinte le presenze di Mario Giobbe, Jacopo Volpi, Ignazio Scardina, Maurizio Vallone. Altre figure importanti nella storia della trasmissione quelle di Armando Pizzo e Ignazio Schino, �ombre� di Valenti nei primi anni della riforma, e poi di Nila D�Alessio, addetta alla segreteria organizzativa �di fiducia� sia di Paolo Valenti che di Fabrizio Maffei.
Il racconto su �Novantesimo minuto� finisce qui; il calcio cambia, sono cambiate anche le trasmissioni storiche che lo accompagnano. Riascoltare quella sigla ci fa tornare per quindici secondi agli anni in cui il calcio era pi� romantico, in cui brindavi se la squadra del tuo cuore aveva vinto o perso, in cui aspettavi febbrilmente di vedere Paolo Valenti dire, sorridente: �Amici sportivi, buon pomeriggio�. Chiudi gli occhi, e finita quella sigla, ti pare di vederlo, con la scenografia di oggi ma seduto alla sua scrivania, un po�pi� imbiancato, salutare con la stessa frase; chiss�, forse oggi conduce una particolare versione di �Novantesimo minuto� per gli angeli... Paolo, ci manchi.
Davide Camera
(PAGINE 70)
tratto da www.pagine70.com
giovedì 24 maggio 2007
solo per segnalare

solo per segnalare, cordiali sodali miei della comune hippie - yuppie, che la mia stazione radio preferita, dagli anni '70 ad oggi, è, e non potrebbe essere altrimenti, come direbbe il compianto Rufus Campbell, Radio Lifegate.
La trovate su www.lifegate.it oppure nell'etere plastico.
(sotto l'egida di Scientology).
SYS
giovedì 17 maggio 2007
...prossimamente...
- se ne avrò voglia - prossimamente in questo blogs:
-quando ho conosciuto i Nirvana
-come fare a distinguere gli euro dalle lire
-la notte in cui Liam Bocanegra imparò tutte le bandiere del mondo a memoria
...
ma soprattutto::
-la vera storia di glen matlock!
-quando ho conosciuto i Nirvana
-come fare a distinguere gli euro dalle lire
-la notte in cui Liam Bocanegra imparò tutte le bandiere del mondo a memoria
...
ma soprattutto::
-la vera storia di glen matlock!
the 13th
Il pezzo che mi è sempre piaciuto di più del disco "The 13th" dei The Cure (album tra i più vituperati e deprecati del Gruppo, soprattutto dai fans della prima ora - un mio conoscente racconta di aver gettato dal finestrino la cassetta, in un primo ascolto in auto -) è l'omonimo "The 13th".
La sghemba e claudicante ballata in stile "The Lovecats" (ignobile plagio! dirà a questo punto il fan della prima era) mi ha sempre fatto pensare ad una ragazza ubriaca (non brilla, non sbronza), sui 30 anni, che sale in macchina e - forte del suo stato psicofisico - affronta la pianura in una giornata di mezza pioggia, scarrocciando sulla sede stradale senza arte, nè parte.
Giunta in un paesino dall'aria medievale, incontra una via con pista ciclabile a lato, segnalata da piccole piramidi in acciaio sul bordo, e, volendo o no, ci passa sopra, dando alla propria vettura un andamento irregolare, e sobbalzando con forti scossoni ed impennate da un lato all'altro della monocorsia.
Il fan della prima ora dei The Cure, seduto ad un tavolino di un caffè all'aperto, nella piazzetta in cui sfocia l'amabile viuzza, sta leggendo il New Musical Express, e, sentendo il voluminoso ciancicare della macchina, alza le sopracciglia con sospetto, indi distoglie l'occhio dal periodico e osserva la corsa improvvisata dell'automezzo. Poi piega il giornale, lo ripone, e, mentre la vettura scivola via verso le nuvole ormai rosa, si rimette le cuffiette e fa "repeat" sul file dei The Get Up Kids.
La sghemba e claudicante ballata in stile "The Lovecats" (ignobile plagio! dirà a questo punto il fan della prima era) mi ha sempre fatto pensare ad una ragazza ubriaca (non brilla, non sbronza), sui 30 anni, che sale in macchina e - forte del suo stato psicofisico - affronta la pianura in una giornata di mezza pioggia, scarrocciando sulla sede stradale senza arte, nè parte.
Giunta in un paesino dall'aria medievale, incontra una via con pista ciclabile a lato, segnalata da piccole piramidi in acciaio sul bordo, e, volendo o no, ci passa sopra, dando alla propria vettura un andamento irregolare, e sobbalzando con forti scossoni ed impennate da un lato all'altro della monocorsia.
Il fan della prima ora dei The Cure, seduto ad un tavolino di un caffè all'aperto, nella piazzetta in cui sfocia l'amabile viuzza, sta leggendo il New Musical Express, e, sentendo il voluminoso ciancicare della macchina, alza le sopracciglia con sospetto, indi distoglie l'occhio dal periodico e osserva la corsa improvvisata dell'automezzo. Poi piega il giornale, lo ripone, e, mentre la vettura scivola via verso le nuvole ormai rosa, si rimette le cuffiette e fa "repeat" sul file dei The Get Up Kids.
martedì 15 maggio 2007
mercoledì 9 maggio 2007
cento! cento! cento!
a noi di Mondo Capellone, ci piace avere una passione sopra tutte: il ROCK N ROLL.
Il rock n roll fu inventato per dare in mano ai giovani virgulti della Nazione qualcosa al posto delle pistole.
Oggi, è l'arma impropria più diffusa del globo, capace di scuotere coscienze e ginocchia al medesimo tempo e di coagulare attorno ai 4/4 passione e bizness in egual misura.
Il rock, nato da un'allusione sessuale, ha figliato in giro per il mondo, dando agli anni più bui del secolo scorso un genia di monelli infernali, concepiti coi partner più improvvisati : il combat-rock (dall'unione con la politica), la psichedelia (unitosi con la droga), la new wawe (partorita con la pop-music), la ambient (flirt con l'arredamento), l'heavy metal (coito con la musica sinfonica), il surf (avventura col bagnasciuga) e, soprattutto il punk (madre ignota).
Oggi, di tutto questa sarabanda, non ci resta che il sangue che scorre nelle nostre vene.
Il rock n roll fu inventato per dare in mano ai giovani virgulti della Nazione qualcosa al posto delle pistole.
Oggi, è l'arma impropria più diffusa del globo, capace di scuotere coscienze e ginocchia al medesimo tempo e di coagulare attorno ai 4/4 passione e bizness in egual misura.
Il rock, nato da un'allusione sessuale, ha figliato in giro per il mondo, dando agli anni più bui del secolo scorso un genia di monelli infernali, concepiti coi partner più improvvisati : il combat-rock (dall'unione con la politica), la psichedelia (unitosi con la droga), la new wawe (partorita con la pop-music), la ambient (flirt con l'arredamento), l'heavy metal (coito con la musica sinfonica), il surf (avventura col bagnasciuga) e, soprattutto il punk (madre ignota).
Oggi, di tutto questa sarabanda, non ci resta che il sangue che scorre nelle nostre vene.
martedì 8 maggio 2007
finalmente nel 1977
Il presente blog nasce nel 1977, all'interno di un vagone della metropolitana di Londra, all'altezza di Belsize Park.
In un incidente causato dall'eccessiva velocità e da un guidatore alticcio, la testa del capellone irlandese Mitchell O'Scarnahan viene scollegata dal corpo ed inizia a viaggiare per il mondo, incosciente della propria immaterialità: attorno ad essa, ed alle proprie meravigliose qualità, si accrocchia una vasta congrega di elitisti, che il pianeta conoscerà come Mondo Capellone, e che si diffonderà, al pari di una gramigna psichedelica, con il fine unico di insaporire la galassia.
Io sono qui, al tempo presente dell'indicativo, solo perchè ho qua al mio fianco, seduta su di un futon marrone a squame, la testa del suddetto, ornata solo della sua luccicante inossidabilità, e la mia unica missione è di far sì che in ogni angolo del mondo, in ogni situazione imbarazzante, vergognosa, angosciante o, nel suo piccolo, contundente, ogni ragazzo, ragazza, pianta grassa o labrador, possa esclamare, in un'estasi scomposta ed inarcando verso l'alto le sopracciglia, "MONDO CAPELLONE!".
In un incidente causato dall'eccessiva velocità e da un guidatore alticcio, la testa del capellone irlandese Mitchell O'Scarnahan viene scollegata dal corpo ed inizia a viaggiare per il mondo, incosciente della propria immaterialità: attorno ad essa, ed alle proprie meravigliose qualità, si accrocchia una vasta congrega di elitisti, che il pianeta conoscerà come Mondo Capellone, e che si diffonderà, al pari di una gramigna psichedelica, con il fine unico di insaporire la galassia.
Io sono qui, al tempo presente dell'indicativo, solo perchè ho qua al mio fianco, seduta su di un futon marrone a squame, la testa del suddetto, ornata solo della sua luccicante inossidabilità, e la mia unica missione è di far sì che in ogni angolo del mondo, in ogni situazione imbarazzante, vergognosa, angosciante o, nel suo piccolo, contundente, ogni ragazzo, ragazza, pianta grassa o labrador, possa esclamare, in un'estasi scomposta ed inarcando verso l'alto le sopracciglia, "MONDO CAPELLONE!".
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