giovedì 17 maggio 2007

the 13th

Il pezzo che mi è sempre piaciuto di più del disco "The 13th" dei The Cure (album tra i più vituperati e deprecati del Gruppo, soprattutto dai fans della prima ora - un mio conoscente racconta di aver gettato dal finestrino la cassetta, in un primo ascolto in auto -) è l'omonimo "The 13th".
La sghemba e claudicante ballata in stile "The Lovecats" (ignobile plagio! dirà a questo punto il fan della prima era) mi ha sempre fatto pensare ad una ragazza ubriaca (non brilla, non sbronza), sui 30 anni, che sale in macchina e - forte del suo stato psicofisico - affronta la pianura in una giornata di mezza pioggia, scarrocciando sulla sede stradale senza arte, nè parte.
Giunta in un paesino dall'aria medievale, incontra una via con pista ciclabile a lato, segnalata da piccole piramidi in acciaio sul bordo, e, volendo o no, ci passa sopra, dando alla propria vettura un andamento irregolare, e sobbalzando con forti scossoni ed impennate da un lato all'altro della monocorsia.
Il fan della prima ora dei The Cure, seduto ad un tavolino di un caffè all'aperto, nella piazzetta in cui sfocia l'amabile viuzza, sta leggendo il New Musical Express, e, sentendo il voluminoso ciancicare della macchina, alza le sopracciglia con sospetto, indi distoglie l'occhio dal periodico e osserva la corsa improvvisata dell'automezzo. Poi piega il giornale, lo ripone, e, mentre la vettura scivola via verso le nuvole ormai rosa, si rimette le cuffiette e fa "repeat" sul file dei The Get Up Kids.

2 commenti:

Pereira ha detto...

mi è venuta voglia di riascoltare quel bel bel pezzo dei Cure... Monkia... Mondo capellone...

MC ha detto...

Adesso mi fai un cd con tutte le canzoni che hai citato sul tuo blog..tiè!