Egli era schiavo di questa sua passione: amava perdersi tra gli scaffali iridescenti che offrivano consolazione al suo stanco viaggiare, di fronte a gentili commesse che gli sorridevano senza chiedere nulla in contropartita. Attraversava paesaggi monotoni per entrare nei magici tornelli che, a suo dire, dischiudevano il migliore dei mondi possibili: un mondo non ancora privo di personalità, come i grandi centri commerciali, che su ogni strada ed in ogni direzione poteva dargli quella sensazione di sicurezza e accoglienza che, ogni volta, ritrovava con calore.
Dopo aver fatto scorta di giornali, senza dimenticare di acquistare due o tre prodotti tipici, nell’angolo ad essi riservato, si lanciava in una di quelle offerte irrinunciabili, che tappezzavano il locale: un menù composito gli avrebbe garantito una giornata piena di conscio buonumore.
Davanti alla vetrina dei dolciumi, da qualche tempo, avevano fatto la loro comparsa gli animaletti di peluche a molla, che scattavano in buffi ghirigori non appena si premeva loro il ventre, o si tirava una coda, o la schiena. Non resisteva mai alla tentazione di sfrucugliarne un paio, creando ilarità nel pubblico circostante, o strappando un sorriso condiscendente sul volto della ragazza dietro al bancone.
Fu una di queste circostanze che lo mise in contatto cosmico con una giovane galassia di lentiggini, che stava sciacquando nervosamente alcune tazzine, soffiando con forza per sollevare la visiera del proprio berrettino d’ordinanza, o, forse per rimaneggiare i due chiari ciuffi penzolanti, che facevano da tergicristallo sulla fronte. La forza con cui l’ex adolescente si impegnava in un rituale tanto usuale, quanto inutile, gli fece salire una tenerezza inconsueta, e gli venne l’impulso di correre in aiuto della giovane, alzando il copricapo e sistemandole con cura i capelli. Sicuramente, lei avrebbe apprezzato, cogliendo in pieno quella sintonia di pensiero e quella prontezza d’azione che, da sempre, facevano di Ed un ragazzo prezioso ed amato. Principalmente da sé stesso.
Voltò lo sguardo attorno, per cercare la complicità di altri avventori, ma nessuno stazionava nell’Alemagna. Si impose di guardare fuori dal finestrone, verso il parcheggio, per analizzare la teoria di lamiere addormentate: solo un paio di tir scuri stavano abbandonati, come fossero stati una vita in una piazzola e mai a correre lungo le corsie.
Ruotando lo sguardo, incocciò le palpebre nervose della barista. E fu allora che prese la decisione:
In quell’attimo i due Hare Krishna, che erano entrati senza un brusio, gli fecero cadere addosso la colonna di lattine al tè verde, ed il rimbombo s’intuì fino al Casello successivo.

1 commento:
STUPENDO!!
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